La storia di Antonio Mantovani, noto come il Mostro di Milano: dal delitto di Carla Zacchi alla semilibertà, fino ai casi di Simona Carnevale, Cesarina De Donato e Dora Vendola.
Antonio Mantovani è uno dei nomi più oscuri della cronaca nera italiana. La sua storia attraversa gli anni Ottanta e Novanta e porta con sé una domanda rimasta pesante: come fu possibile che un uomo già condannato per omicidio potesse tornare in semilibertà e finire di nuovo al centro di una serie di delitti?
Nato nel 1957 a Trevenzuolo, in provincia di Verona, Mantovani ebbe una vita segnata fin da giovane da violenza, disturbi comportamentali e precedenti gravi. Il suo nome entrò però definitivamente nelle cronache nel 1983, quando venne uccisa Carla Zacchi, 26 anni, moglie di un suo conoscente. Il corpo della giovane fu ritrovato nel Canale Villoresi, a Monza: era stata colpita, strangolata e gettata in acqua.

Antonio Mantovani: il delitto di Carla Zacchi e la semilibertà
Per l’omicidio di Carla Zacchi, Mantovani venne condannato a 29 anni e due mesi di reclusione. Per molto tempo quel delitto fu considerato un caso isolato, un episodio terribile ma chiuso dentro una sentenza. Anni dopo, però, la vicenda avrebbe assunto un significato diverso.
Nel 1996, dopo circa tredici anni di carcere, Mantovani ottenne la semilibertà. Di giorno poteva uscire per lavorare, mentre la sera doveva rientrare in carcere. Proprio in quel periodo il suo nome tornò vicino a nuove tragedie. Il 6 novembre 1996 venne trovata morta Dora Vendola, 38 anni, anche lei detenuta in semilibertà: il corpo era dentro una Panda rossa a Milano. Per quel delitto Mantovani fu sospettato, ma non arrivò una condanna definitiva.
Simona Carnevale, Cesarina De Donato e la fine del “Mostro di Milano”
Il 7 marzo 1997 scomparve Simona Carnevale, parrucchiera di 26 anni. Era uscita dal suo negozio in via Palmanova, a Milano, e aveva telefonato alla sorella dicendo che sarebbe rientrata più tardi. Da quel momento si persero le sue tracce. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Pochi mesi dopo, il 2 giugno 1997, venne trovata morta Cesarina De Donato, 60 anni, nell’appartamento in cui viveva a Milano. In un primo momento la scena fece pensare a un suicidio, ma alcuni elementi portarono gli investigatori verso un’altra ricostruzione: la porta chiusa, la chiave mancante, l’appartamento di Mantovani al piano superiore e alcune testimonianze fecero emergere un quadro molto più inquietante.
Nel processo per i delitti degli anni Novanta, Mantovani venne condannato per l’omicidio di Simona Carnevale e per quello di Cesarina De Donato. Si dichiarò sempre innocente e non confessò mai quei crimini. La sua storia si chiuse il 28 marzo 2003 nel carcere di Saluzzo, dove si tolse la vita. Il nome di Antonio Mantovani resta legato a una delle vicende più controverse della cronaca nera lombarda: una storia di vittime, sospetti, semilibertà e occasioni mancate.